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Perché in Italia si consuma poco riso? PDF Stampa E-mail
Riso o pasta? La scelta non è tanto un problema di gusto quanto di tempi di preparazione. La competizione tra i due principali ingredienti per la preparazione di primi piatti la vincerà (forse) il più veloce.
Il confronto riveste un’importanza strategica ai fini commerciali. L’Italia è il principale paese europeo per la produzione di riso (oltre un milione e 600mila tonnellate), ma è anche tra quelli con il consumo medio pro-capite più basso: 5,6 chili contro i 14,6 del Portogallo, i 6,3 della Spagna, i 5,7 dell’Austria. E nel 2009 i consumi interni di riso sono ulteriormente diminuiti di un -2,7%.
Tra le cause principali c’è sicuramente la crisi e, forse, anche i prezzi; ma la ragione vera va ricercata nella concorrenza esercitata dai tempi di cottura dalla pasta che, in Italia, viene consumata in ragione di 28 chili pro-capite all’anno.
Il vantaggio competitivo della pasta è la rapidità di preparazione (pochi minuti), contro i 20-30 minuti del riso. I produttori di riso contano di annullare il gap facendo ricorso al prodotto già pronto al consumo, proposto in speciali confezioni plastificate che sfruttano la tecnologia doy-pack. Sono sacchetti con prodotto precotto al vapore che cuoce in due minuti in un forno a microonde. Il mercato italiano oggi assorbe due milioni di buste microondabili contro i 120 milioni della Gran Bretagna. Sembrerebbe quindi esistere un ampio spazio per l’espansione delle vendite, ma il riso veloce è ancora troppo caro e, oggi più che mai, il consumatore è attento al prezzo.
 
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