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I pastai hanno stipulato un accordo per tenere alti i prezzi |
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I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno effettuato delle perquisizioni presso le sedi di alcune importanti industrie pastarie, dopo che il Tar del Lazio ha confermato la sentenza dell'Antitrust (multe di 12 milioni di euro) sul cartello dei pastifici.
Basta pensare che Il grano duro viene pagato 18 centesimi al chilo agli agricoltori, mentre la pasta raggiunge in media 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento, se si considerano le rese di trasformazione. Un comportamento che - sostiene la Coldiretti – ha pesanti conseguenze se si considera che la pasta è il piatto preferito dagli italiani che l'anno scorso ne hanno consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro.
Il prezzo della pasta - sottolinea la Coldiretti - è rimasto pressoché stabile rispetto allo scorso anno nonostante le quotazioni del grano siano scese su valori inferiori di ben il 30 per cento mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni made in Italy. Una crisi che non è giustificata dal consumo di pasta di semola che in Italia è cresciuto in valore del 2,8 per cento nel primo semestre 2009 rafforzando il primato degli italiani nel consumo che è fissato - sottolinea la Coldiretti - attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. Peraltro – continua la Coldiretti - circa la metà della produzione italiana è esportata in Germania (19 per cento), Francia (15 per cento), Regno Unito (14 per cento) Stati Uniti (7 per cento) e Giappone (5 per cento). Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo è fatto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858mila tonnellate).
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