|
Il 7 Gennaio 2008 siamo atterrati a Buenos Aires con un volo
Alitalia e dopo due giorni di espletamento delle pratiche doganali,
siamo usciti dal porto con i nostri camper (qui chiamati casillas rodantes) e ci siamo parcheggiati in un campeggio a El Tigre
sul delta del Rio Paranà ad una trentina di chilometri da Buenos Aires.
Molto caldo (40 gradi) e molte zanzare! Sono iniziati i primi contatti
con i paleontologi del Museo di Scienze Naturali Bernardino Rivadavia (il più antico dell’Argentina).
Da El Tigre, dopo un giro in catamarano, il 12 gennaio siamo finalmente partiti per il Sud. Sosta a La Plata per visitare il grande Museo dove esiste una delle copie di Diplodocus carnegie
simile a quella del Museo Capellini di Bologna... oltre a reperti di
mammiferi giganti che vissero nel Quaternario in questi luoghi. Qui vi
è un reperto di pelliccia di un Milodonte che Chatwin cita nel suo libro “Patagonia”; Mar del Plata (altro museo splendido), Neocochea e finalmente sull’oceano a Punta Alta.
Il 16 finalmente entriamo in Patagonia e alla sera siamo a
Carmen de Patagones, una bella cittadina antica. Il clima è sempre
ventoso e spesso torrido: qui è estate piena. La Ruta 3 è un serpente
di asfalto lungo, diritto e monotono che ci porta sempre più a Sud e
ben circoscritto ai lati da centinaia di chilometri di recinzioni con
migliaia di capi di bestiame al pascolo brado. Il primo forte contatto
con la natura argentina lo abbiamo a Punta Vermeja che sprofonda con un
alta falesia sull’oceano, la cui base è popolata da ben 4000 “Lobo marinos”,
mammiferi del gruppo delle foche che neanche un mese fa hanno partorito
centinaia di piccoli e che ora sono in allattamento. Il rumore della
risacca è integrato dai versi sgraziati dei maschi che controllano i
loro harem! una strada bianca con tratti di tole ondulee, che costeggia
l’Atlantico con spiagge splendide e disabitate, ci porta a San Antonio
Oeste e ripresa la Ruta 3. il 20 siamo a Puerto Piramides, nel Parco
della Penisola di Valdes: un luogo dove è possibile incontrare tutte le
faune costiere più rappresentative di queste latitudini (Lupi ed
elefanti marini, orche, pinguini di Magellano,squali, armadilli,
guanachi, volpi della Patagonia, numerose specie di gabbiani e
cormorani ecc.). Purtroppo l’appuntamento con le balene (Balena franca)
l’abbiamo perso perché ormai sono lontane da queste coste adatte ai
parti e all’allevamento della loro prole.
Ogni tanto piove, ma poi di giorno torna il sole ed il vento che non
ci abbandonerà credo più fino ad Ushuaia. Il 24 siamo a Trelew dove
visitiamo il moderno museo di Paleontologia dedicato a E. Feruglio che, dopo la laurea presa nel 1920, a Firenze, insieme ad Ardito Desio,
iniziò a lavorare come geologo quaggiù e per primo ebbe il merito di
capire la storia antica di questa famosa Patagonia, la cui costa in
molti punti è identica a quella sudafricana da cui si staccò circa 100
milioni di anni fa, proprio all’epoca dei Dinosauri .
Prossima tappa a Punta Tombo per incontrare centinaia di Pinguini.
Reportage di Pino Rivalta e Dario Brignole.
|