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Il nostro magazine di territorio, ambiente ed enogastronomia
Editoriale di Giuseppe Continolo
Oltre mille “vigneron” (coltivatori
vigneti) provenienti da tutta Europa
si sono dati recentemente appuntamento
a Montecatini Terme per protestare,
insieme con Slow Food, contro le politiche
in materia agroalimentare portate
avanti dalla Comunità Europea. Erano
veramente arrabbiati, perché quello che
sta succedendo nel Vecchio Continente ha,
a dir poco, dell’incredibile.
Le autorità comunitarie sostengono
disegno di liberalizzazione selvaggia
vantaggio esclusivo della grande industria.
Di questo passo, il vino farà la fine
dello yogurt: tutti lo mangiano, ma nessuno
è in grado di dire da dove arriva
latte con cui è prodotto. I piccoli produttori
saranno costretti a portare le loro uve
all’ammasso, perdendo, così, la possibilità
di valorizzare il produttore come legame
forte con il territorio.
Per questo motivo, i “vigneron” si ribellano
alle nuove norme europee che regolano
le produzioni agroalimentari con procedure
che tutelano soprattutto il processo
di trasformazione del prodotto ignorandone
le vere radici. E’, insomma,
atto una globalizzazione che rischia
snaturare completamente i valori della
qualità e della autenticità, di far perdere
il significato a parole come vigneto, cultura
del luogo, diversità dei territori.
Che dire di un vino che si chiamerà semplicemente
Chianti, o Barbera, Lambrusco
o Sangiovese, senza saper chi ha prodotto
le uve e dove, se è stato vinificato
nella zona di produzione o altrove?
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