Era da tempo che il turismo non era protagonista della politica italiana come in questi ultimi due anni. Da una “parte” e dall’altra, i nostri governanti evitavano di trattare l’argomento, quasi come fosse una vergogna. Poi, improvvisamente, si è cominciato a vedere i primi segnali positivi, i primi interessi verso un settore (ormai quasi l’unico) in grado di portare ricchezza in momenti di pesante recessione.
Oggi, forse per una presa di coscienza che l’aver demandato completamente il turismo alle regioni non è stata una grande idea…, si comincia a parlare con frequenza del turismo come una fonte di sviluppo non trascurabile, al punto che l’attuale Governo ha deciso di nominare un sottosegretario al Turismo, per poi farlo diventare Ministro (anche se senza portafoglio).
Uno dopo l’altro, i politici comprendono che l’argomento muove un serbatoio di enormi dimensioni e che l’averlo trascurato non è stata una mossa azzeccata.
Allo stesso modo, si susseguono convegni e dibattiti sul turismo
(leggerete nelle prossime pagine quello di Ancona dove ha partecipato
il nostro editore, Claudio D’Orazio, e Daniela Santanchè), lasciandoci
sperare ad una ripresa delle attività di sostegno nazionale
indispensabile per la crescita del turismo, aumentano le conferenze a
tema e le ipotesi di sviluppo che questo o quel partito vuole portare
avanti. Ma il turismo non è un bene che può essere di parte (o di
partito) ma deve garantire una pluralità assoluta essendo
indispensabile per il paese.
Lo sa bene il nostro Gruppo Editoriale che non perde occasione per
confrontarsi con la classe politica, sia di destra che di sinistra,
nella speranza che si arrivi al tanto sospirato “riconoscimento” del
Turismo Itinerante. Un paese, il nostro, che proprio per l’incapacità
di collaborare con l’altre parte politica, in questi ultimi anni, ha
perduto una grossa fetta di visitatori “fuggiti” in nazioni capaci di
offerte più interessanti e che non si sono mai sognate, ad esempio, di
limitare, la circolazione o la sosta dei veicoli ricreazionali.
Al Ministro Brambilla chiediamo, ad esempio, un riconoscimento doveroso
del fenomeno “itinerante” inserendo nel proprio organigramma un
incaricato di fiducia (e che conosca profondamente il settore) e che
riesca a farsi ascoltare anche dall’opposizione evitando inutili ed
incomprensibili contrasti di natura politica.
L’Italia ha bisogno di programmazione politica e di gente preparata che
riesca a comprendere le nostre necessità, le nostre aspettative, la
nostra voglia di libertà che tutti, forse invidiandocela, sembrano
volerci vietare.
Forza Ministro, ascolti anche Lei le richieste dell’unico turismo che
riesce ad essere incisivo, in termini di presenze, durante l’intero
arco dell’anno.
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