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Da La paz a Cuzco a Quito PDF Stampa E-mail
La Paz e’ una citta’ veramente particolare per la sua altezza oltre 4000 m., per la sua urbanizzazione “alla rovescia” (i quartieri “alti” sono in fondo alla conca e viceversa quelli popolari in alto) e specialmente per il traffico veramente allucinante: centinaia e centinaia di taxi minibus e auto si infilano da ogni parte con i clacson sempre squillanti. Fischi dei vigili agli incroci, fumo di motori sfiatati, aria malsana e altre amenità sono le caratteristiche di La Paz. Non parliamo poi del fiume che scorre attraverso la città che molto oro ha dato ai primi conquistadores dalle sue sabbie alluvionali e che oggi e’ diventato la “fogna” della capitale boliviana, le cui acque maleodoranti sono coperte da una coltre di schiuma bianca...
Finalmente dopo aver atteso alcuni giorni il nuovo passaporto di Carla, rilasciato dall’Ambasciata italiana, nel bel quartiere Obraje, e dopo aver completato i lavori nei campers presso l’unica officina IVECO diretta dal signor Walter Martinez, che dovrebbe avere, per la sua competenza professionale, una maggiore attenzione da parte della IVECO ITALIA, siamo partiti in direzione della mitica Tiahuanaco. Arrivati verso sera abbiamo dormito a fianco delle rovine di quella che fu sicuramente la capitale di un impero,a mio parere,superiore a quello degli Incas. Qui, al mattino, con una guida,che ha anche compiuto scavi archeologici,abbiamo percorso la citta’ salendo sulla piramide e scendendo al tempio semisotterraneo con la stele del Dio barbuto Kon Tiki (che ispiro’ il navigatore Thor Heyerdhal) andando alla Porta del Sole e della Luna e alle due statue di sacerdoti dall’aspetto misterioso (che tanti sostenitori di contatti extraterrestri hanno studiato) per finire nel nuovo padiglione del museo dove c’e’ una stele antropomorfa alta 7 metri. Il fatto che il materiale di Andesite (roccia vulcanica) con la quale e’ stata ad esempio realizzata la Puerta del Sol, pesante varie tonnellate, provenga da oltre 150 km piu’ a Nord sulle rive del Lago Titikaka, in un’epoca in cui la ruota non era conosciuta come mezzo di trasporto, fa pensare che l’ipotesi piu’ logica possa esser stata la via d’acqua. Verso il 1000 a.C. forse il Titikaka si spingeva molto piu’ a Sud quasi a ridosso di Tiahuanaco… Oggi il lago piu’ alto del mondo sta entrando in crisi idrica come si puo’ vedere nella sua parte Nord che comincia a creare delle aree salate bianche! Diventera’ un giorno come il Salar di Uyuni? Sono solo nostre ipotesi, ma che crediamo giusto esprimere a caldo.
Fatta la frontiera con il Peru’ che si e’ subito caratterizzato per la presenza di centinaia di tricicli a motore coperti, che fanno da taxi, abbiamo iniziato a costeggiare il Titikaka, enorme ,quasi un mare azzurro.
Arrivati il giorno dopo a PUNO, eccoci su una piccola imbarcazione a motore verso le isole galleggianti abitate dai discendenti degli UROS (oggi purtroppo scomparsi senza che su di essi si siano potute effettuare importanti ricerche genetiche). Non pensavamo che queste isole artificiali fatte solo con la “Tortora”, una pianta lacustre simile alle nostre canne di palude, potessero essere tanto numerose e ben organizzate. Anche se oggi su di esse si dirigono molti turisti (per lo piu’ locali) e forse si e’ perso il fascino ancestrale originale, le “Islas flotantes” sono un fenomeno unico.
Le barche (=balsas) costruite con i fusti della Tortora ci riportano alla fantastica traversata del Pacifico di Thor Heyerdhal che dimostro’ come popoli polinesiani fossero potuti sbarcare in Sud America (come del resto i Vikinghi in Nord America). Purtroppo il tempo e’ tiranno e per i ritardi accumulati per la manutenzione dei mezzi che stanno per toccare i 26.000 km di viaggio, ci spostiamo verso la capitale dell’Impero Inka: Cuzco , a oltre 500 km di distanza. La strada risale le valli a Nord del Lago Titikaka senza grandi strappi, tuttavia superiamo un passo a oltre 4370 m. per poi ridiscendere sui 3800. I paesaggi sono interessanti perche’ anche a queste quote (spesso sotto monti di oltre 5000 metri) le pendici sono ricoperte di campi arati a mano con l’aiuto di buoi.
La coltivazione principale e’ la patata (con centinaia di specie) e la coca usata come coadiuvante della respirazione e non altro, almeno qua. Non ostante che noi siamo in quota oltre i 3600 metri da piu’ di un mese la respirazione ogni tanto richiede un “sospiro” in piu’. Parlando con la gente del posto ci si rende conto che anche loro, dopotutto, talvolta devono tirare il fiato coi denti!
Altra osservazione che ci viene in mente, percorrendo questa strada verso Cuzco, e’ che la discesa degli Inka verso Sud non e’ poi stata cosi’ sconvolgente come si potrebbe pensare, perche’ i punti piu’ critici e difficili riteniamo siano stati quelli per entrare in Argentina oltre l’Aconcagua. Inoltre osservando le attivita’ agro-pastorali in atto oggi, sembra proprio che poco o nulla sia cambiato dall’epoca dell’Impero, e cioe’ popolazioni non sempre agguerrite in grado tale da opporsi…popoli da sempre abituati ai loro ritmi di duro e costante lavoro nei campi.
Superata una fortezza pre-inka dal nome altisonante (=luogo della pulce) con tipologie simili a quelle di Tiahuanaco, arriviamo verso il mezzogiorno del 24 novembre a Cuzco, e qui inizia un nuovo affascinate racconto della nostra “Rediscovering the Americas”.

DA CUZCO (PERU’) A QUITO (ECUADOR)

Lasciati i camper parcheggiati in un piazzale sorvegliato, con un taxi si va in centro a Cuzco dove visitiamo la cattedrale ed altre chiese splendide attorno a questo centro coloniale (ex capitale Inca).
Con un taxi facciamo un lungo giro nei dintorni ricchissimi di testimonianze Inca. Il giorno dopo l’immancabile (e carissima) visita alla città di Machu Picchu. A parte il viaggio in treno e la salita in bus all’ingresso della citta’ affollata di turisti, il luogo meritava la fatica (anche economica).
Partiti da Cuzco dopo aver visitato la fortezza a picco sulla citta’di epoca Inca, ma con strane affinita’ con la cultura di Tiahuanaco, ci siamo diretti verso Nazca su una strada di 600 km che ha scavalcato 5 o6 cordillere anche a 4000 metri ed oltre. Nazca e’ in pieno deserto peruviano. Volo sulle famose e misteriose “Linee di Nazca” e poi al tramonto alla necropoli di Chauchilla piena di mummie a cui il vento muove i capelli e tessuti. Paracas e’ una penisola non lontana da Nazca. Qui con un motoscafo andiamo a visitare le isole del “guano” passando di fronte al mitico candelabro disegnato su una parete sabbiosa visibile solo dal mare:altro mistero insoluto! L’isola del guano in mezzo all’oceano e’ un paradiso per migliaia di uccelli che volano ovunque: mi sembrava di rivedere un pezzo del film”Midway” con al posto degli aerei, pellicani, gabbiani, fregate ecc.oltre ai leoni marini nelle grotte.Dei 30 metri di guano presenti decine di anni fa, ora si parla solo di un metro. Si passa poi da Lima, che non ci ha lasciato altro che un ricordo di caos, smog e costruzioni cresciute le une sulle altre. Ancora a Nord e a Chankay deviazione di 30 km di pistaccia per arrivare al centro di Caral: e’ la citta’ piu’ antica delle americhe costituita da varie piramidi cerimoniali pre-inka. Posto di grande suggestione e poco noto. Verso Trujillo si entra nelle zone dei Chimu’ con le loro costruzioni piramidali fatte di mattoni di fango che hanno resistito ai secoli. A Trujillo alla Carla le vengono letteralmente strappati gli orecchini appena usciti da una chiesa! La delinquenza e’ sempre attiva e occorre prendere continue precauzioni. Visita a Chan Chan, un capolavoro di architettura e…di cultura archeologica. Poi piu’ a Nord il Museo dei Signori di Sipan: un capolavoro che rende bene l’idea di che cosa significhi una scavo archeologico.
Arriviamo a Cabo Blanco regno dei surfisti poiche’ qui si possono “cavalcare” lunghissime onde che formano un tubo d’acqua impressionante.
Si lascia l’oceano per buttarsi verso il confine con l’ECUADOR. Caldo umido, caos alla frontiera che si dipana tra decine di baracchine di venditori e mototaxi che continuamente sfrecciano. Pensiamo di esser caduti dalla padella nelle brace, ma dopo pochi km e dopo esserci fermati in alcuni paesini ci accorgiamo che l’Ecuador e’ molto meglio organizzato del Peru’. E’ con questa convinzione che si attraversa senza problemi Cuenca e si arrivera’ a Quito scavalcando le solite cordillere con la strada che raggiunge i 3000 metri . A Quito fermeremo i campers per rientrare a casa per Natale e per ricominciare alla fine di Gennaio 2009 una nuova fase della nostra REDISCOVERING THE AMERICAS, questa volta nell’America Centrale (con scevra dei soliti rischi…)
 
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